gli articoli scritti dalla signora Paola Poggiani

Forni e dintorni tutto quello che devi sapere

Dice un famoso indovinello di Leonardo da Vinci: «A chi viene tolto continuamente il cibo caldo di bocca?». La risposta è semplice: si parla del forno! Fin dai tempi più antichi, infatti, l’uomo ha sempre cucinato dentro fosse scavate in terra, e poi ha costruito anche forni in muratura. Qualsiasi cultura ha i suoi forni e i suoi modelli. Anche ai nostri giorni, sappiamo bene, che abbiamo una varietà infinta di scelta di forni: la scelta, quindi, può essere ardua, se stiamo arredando la nostra cucina!

Che forno scegliere?
Per le abitazioni moderne le possibilità si riducono al forno a gas e al forno elettrico. La domanda, quindi, sorge spontanea: meglio un forno a gas o un forno elettrico? Entrambi i tipi di forni hanno sia pregi che difetti. Chi deve scegliere, quindi, dovrà tenerne conto, quando farà la sua scelta.

 

Parliamo dei forni a gas: funzionano grazie ad un bruciatore posizionato generalmente in un una cavità in basso nel forno. Questo trasmette il calore generato, prima per irraggiamento, poi, grazie ai moti convettivi d’aria calda, per convezione. I frequenti sbalzi di temperatura di tale sistema rendono il forno a gas inadatto per la cottura di particolari pietanze, come biscotti, dolci o pizza.

 

I vantaggi quindi sono: i forni a gas utilizzano una risorsa energetica più economica dell’elettricità e che la loro cotture è più “umida” rispetto a quella negli apparecchi elettrici. Ciò riduce il rischio di far seccare gli alimenti in cottura (sono quindi ottimi per cuocere il pane).

Gli svantaggi, però, sono molti più dei vantaggi: costano di più; i modelli e le funzioni disponibili sono limitati; la loro installazione è più complicata, richiede degli impianti appositi; c’è il rischio che si verifichino perdite di gas (anche se i più recenti, per legge, hanno dei sistemi che prevedono questo tipo di incidenti); è difficile, infine, mantenere costante la temperatura di cottura.

 

Passiamo adesso ai forni elettrici: sono dotati di due resistenze posizionate in alto e in basso. Nella parte superiore si trova anche un grill utile per dorare i cibi. Si tratta di elementi che possono essere azionati separatamente, o insieme, a seconda del tipo di cottura che si vuole eseguire. Le modalità principali di cottura di un forno elettrico sono sostanzialmente tre: statica, ventilata e con grill. L’utilizzo in modalità statica è adatto per la cottura di piatti tradizionali: alcuni modelli più semplici prevedono questa come unica modalità oltre l’impiego eventuale di un grill.

I forni multifunzione sono dotati di una ventola che distribuisce il calore prodotto dalle resistenze: la cottura dei cibi sarà meno aggressiva.

I forni termo-ventilati si caratterizzano per una terza resistenza circolare posta nella parte posteriore del forno che in combinazione alla ventola consente di cuocere contemporaneamente diversi tipi di cibi su diversi livelli senza che si mescolino sapori e odori.

Presentano quindi molti vantaggi: costano di meno; maggiori modelli disponibili; sono semplici da usare; distribuiscono meglio il calore; la temperatura si mantiene costante; si possono utilizzare più modi di cottura.

Vi sono però anche degli svantaggi: consumano più energia; non tutte le funzioni risultano utili agli utenti.

 

Il mio consiglio, come sempre, è di scegliere un modello che risponda all’uso reale che ne farete.

 

Nel frattempo, però, oltre ad avere un buon forno, quello che conta è anche il pentolame che dovremo utilizzare per l’interno: l’importanza è cruciale.

Ma questo è un altro articolo.

 

Paola Poggiani (@polemicaincucina su IG)

Redatto da: Ilaria Canevara ( https://it.linkedin.com/in/ilaria-canevara-930460132 )

 

Tra fumi e odori

Molte volte, quando parlo con qualcuno di cucina, mi dicono spesso che odiano preparare certi tipi di pietanze, perché cucinarle emana fumi e brutti odori che infestano la cucina e il resto della casa per giorni. Mettiamo il caso, cosa che mi è capitata, che stiamo cucinando una bellissima genovese: la cipolla (che già di suo, porta pianto e cattivo odore da cruda) con la cottura lenta che richiede la preparazione, infesta muri, mobili e tessuti per secoli e secoli… Anche i vicini, quel giorno, sanno cosa mangerai a pranzo! Allora, quindi, a questi miei amici, mi viene naturale da chiedergli: “Scusa, ma non la accendi la cappa che hai in cucina?”. Loro mi rispondono: “No, non la accendo, perché fa troppo rumore.” Sul rumore mi trovo a concordare, ma la cappa è un elemento importantissimo per qualsiasi abitazione. Parliamo un po’ di questo meraviglioso strumento.

 

La cappa ad aspirazione forzata arriva nelle cucine italiane a partire dagli anni ’60; prima la cappa era a tiraggio naturale: era collegata mediante un canale di esalazione a un condotto o canna fumaria o direttamente all’esterno (per intenderci, quando vedete dei buchi tondi esternamente ai palazzi, quella è una chiara indicazione della posizione della cucina).

 

Molto spesso, quando si compra una cucina, non si attribuisce la dovuta attenzione alla scelta del modello della cappa. Si guardano solo estetica e design, tralasciando completamente l’efficienza. Le caratteristiche tecniche delle cappe sono importanti tanto quanto il loro aspetto. Parliamone un po’:

  • Quando si acquista la cappa, la prima cosa da guardare è la potenza di aspirazione e la portata d’aria: queste devono essere adeguate alla dimensione del locale. Questo serve ad assicurare un ricambio ottimale d’aria.
  • Altro aspetto fondamentale è la larghezza: devono essere uguali o maggiori del piano cottura.
  • Un aspetto che molte volte viene trascurato è il rumore: deve essere tra i 50 e i 70 decibel (questo per prevenire l’inquinamento acustico).

 

Oggi, inoltre, ci sono tanti modelli tra cui scegliere, che si dividono in due categorie principali: le cappe aspiranti e le cappe filtranti. Entrambe svolgono la funzione di purificatori d’aria della cucina. Ovviamente, hanno delle differenze:

  1. La cappa aspirante serve per catturare i vapori e gli odori prodotti dagli alimenti che vengono cucinati. Quest’aria, poi, viene cacciata fuori attraverso la canna fumaria. Questa cappa è ottima per le abitazioni indipendenti.
  2. La cappa filtrante, invece, pur catturando odori e vapori degli alimenti, non è collegata a nessuna canna fumaria esterna. Quindi, invece di scacciare l’aria, questa la filtra e la purifica, per rilasciarla di nuovo all’interno della cucina. Ecco perché i suoi filtri devono essere sempre in ottime condizioni. Questa cappa invece è utilizzata, molto spesso, nei condomini.

 

Comunque, è importante ricordarsi una cosa: la cappa è uno strumento necessario per le cucine, soprattutto se si utilizza il gas. Bisogna, inoltre, ricordare che quando si cucina si deve continuamente ricambiare l’aria dell’ambiente in cui operiamo: questo perché ne va della nostra salute (come è stabilito dalle norme di legge igieniche).

Un consiglio che vi posso dare, quando cucinate, è di accenderla sempre un pochino prima e di spegnerla un po’ dopo che avete terminato di preparare i piatti. In questo modo gli odori e i fumi (questo se avete una buona cappa) non invaderanno la vostra abitazione.

Quindi, buona genovese con una buona cappa a tutti!

 

Paola Poggiani (@polemicaincucina su IG)

Redatto da: Ilaria Canevara ( https://it.linkedin.com/in/ilaria-canevara-930460132 )

 

 

UN TUFFO NELL’OLIO

Un detto toscano, ormai molto conosciuto recita: ““fritta l’è bona anche na ciabatta”. Essendo mio nonno toscano, questa è una frase che ho sentito molto da piccola. E’ una grande verità per molti (per mia figlia no: non le piace la frittura). Alcuni piatti fritti sono una vera prelibatezza. Da napoletana, non posso che pensare a una bella parmigiana di melanzane: fritta è tutta un’altra cosa! Non posso non nominare anche una buona frittura di pesce In tutto il mondo, addirittura, quando c’è un’occasione da festeggiare, i fritti non mancano mai. Qui in Italia ne sappiamo qualcosa… Un mio lettore, qualche articolo fa, mi ha espressamente chiesto quali sono le pentole da utilizzare per una buona frittura. Questo articolo è per lui! Ma anche per tutti quelli che amano friggere. Ovvio, il cibo fritto non è particolarmente salutare. Ma con alcuni accorgimenti si possono ottenere delle fritture più leggere. Questi accorgimenti devono partire dalla scelta della pentola da utilizzare, e degli altri strumenti correlati. Per friggere si può optare per varie soluzioni: l’acciaio inossidabile; il rame; il ferro; l’alluminio; la ghisa… Qual è il materiale migliore? Tutti! Sono tutti buoni, perché hanno tutti un’ottima conduzione di calore e mantengono una temperatura uniforme (necessaria per una frittura leggera). Anche i manici delle pentole hanno un’importanza basilare quando si parla di frittura (o di cotture lunghe): devono essere di materiale capace di resistere al calore, e che ci impedisca di scottarci. Per quanto riguarda la forma della pentola, normalmente per friggere vengono utilizzate delle padelle. Ma ciò non impedisce di utilizzare anche delle pentole, purché abbiano le caratteristiche elencate prima. Utilizzare pentole grandi – se realizzate con i materiali elencati prima – ci permette di utilizzare una quantità di olio sufficiente a garantire una buona frittura. La regola, infatti, nella frittura è che ci deve essere tanto olio (e non poco).

Quando poi ci dedichiamo alla frittura, oltre a queste pentole, non devono mai mancare altre attrezzature:

  • Un coperchio che ci aiuti a proteggere sia noi che la cucina dagli schizzi di olio;
  • Un cestello che ci aiuti a scolare l’olio in eccesso quando tiriamo su gli alimenti fritti (come quelli che si trovano nelle friggitrici elettriche);
  • Un buon termometro da cucina, perché serve a tenere sotto controllo la temperatura dell’olio, che deve sempre essere tra i 160°C e i 180°C (massimo);
  • Una schiumarola, che va a sostituire il cestello, qualora non ne fossimo provvisti;
  • Una paletta per i fritti forata;
  • Una pinza per la frittura, che serve a non forare gli alimenti mentre li controlliamo all’interno della pentola;
  • Della carta assorbente per scolare i fritti.

Da buona napoletana, inoltre, io utilizzo anche un colafritto, che è utilizzato tipicamente nelle friggitorie di pizze fritte che si trovano nella nostra bella città. E’uno strumento a forma di piatto con una base forata su cui adagiare gli alimenti appena fritti. In questo modo l’olio scola velocemente all’interno della base forata. Come si è ben capito, io non disdegno certo la frittura: sono cresciuta friggendo. Dalle verdure ai dolci, in casa mia si friggeva sempre. Infatti, oltre al corredo, la mia mamma mi regalò una pentola di ghisa proprio dedicata solamente alla frittura: è una pentola di ghisa smaltata, con i bordi alti, molto profonda.  E dopo quasi 30 anni questa pentola è ancora lì, a fare il suo lavoro (molto apprezzato). La vita è bella quando si frigge. Facendolo nel modo migliore, poi, viene tutto ancora meglio. Quindi buona parmigiana a tutti!

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Redatto da: Ilaria Canevara ( https://it.linkedin.com/in/ilaria-canevara-930460132 )

 

LE COMPETENZE DELLA PENTOLA

Cercasi personale competente!”: è questo che molte volte leggiamo sugli annunci di lavoro. Sappiamo che le competenze servono per svolgere determinati e, soprattutto, per svolgerli nel modo giusto. E le pentole? Hanno delle competenze? Alcuni diranno: “ma che vuol dire? Come fa una pentola ad avere delle competenze?”. Se ci riflettiamo su, le pentole svolgono un lavoro, e per farlo bene devono avere delle competenze specifiche. Ciò significa che devono essere le pentole giuste. Infatti, non chiamereste mai un elettricista per farvi dei lavori di idraulica! Allo stesso modo non cuocereste mai la pasta su una bistecchiera! Quindi, non basta che le pentole siano belle, grandi a sufficienza e che entrino bene negli spazi della nostra cucina: è anche importante che facciano bene il loro lavoro. Cosa rende una pentola competente, quindi? La risposta è molto semplice: il materiale con cui viene realizzata! I materiali che si utilizzano per realizzare le pentole sono infiniti: ferro, alluminio, acciaio, teflon, ceramica, terracotta, ghisa, rame, vetro etc. Prendiamone qualcuno ad esempio, per elencarne le competenze. Questi materiali sono anche utili per una cucina quotidiana. Un materiale che rende molto bene le cotture lunghe, come per esempio quelle dei brasati, degli arrosti, dei sughi (prendete per esempio il ragù) è la ghisa. Tra l’altro, con le cotture lunghe, si cuoce a fuoco basso: questo è un risparmio di energia. Le pentole di ghisa sono costose, è vero, ma sono anche molto forti e utili per i piatti che ho elencato prima. In più la ghisa è anche ottima per grigliare gli alimenti; può, inoltre, essere messa in forno.Se invece è vostra abitudine cucinare molto utilizzando i liquidi (brodi, pasta, lessati, sughi, bolliti, minestroni ecc.) il materiale che fa per voi è l’acciaio. Si parla, ovviamente, di acciaio buono, con fondi radianti di almeno 6mm che permettono una distribuzione uniforme del calore. Le pentole in acciaio hanno, però, un piccolo difetto: gli alimenti acidi non possono rimanere a lungo al loro interno, perché succede che le particelle di acciaio possono staccarsi ed attaccarsi al cibo (e questo sarebbe un rischio per la nostra salute). Ecco perché, alcuni dei materiali più utilizzati degli ultimi tempi (grazie anche alla loro versatilità) sono: la ceramica e il teflon. Con le pentole realizzate in ceramica e teflon (le famose pentole antiaderenti) si possono cucinare tantissimi alimenti, sia con una cottura rapida sia con una cottura lenta. Queste pentole permettono anche di cucinare con meno grasso e sono così versatili che si possono utilizzare anche all’interno dei forni tradizionali (questo perché hanno il manico staccabile). L’unico accorgimento è quello di non graffiarle. Materiali adorati e utilizzati all’interno della grande ristorazione (nessuno ci impedisce di comprarli per il privato, ovvio) sono poi il rame e l’alluminio. Le pentole di rame sono eterne e indistruttibili, hanno un’elevata conducibilità termica e sono ideali per ogni cibo (tranne gli acidi). Le pentole di alluminio, invece, sono ottime per le cotture veloci, sono leggere e maneggevoli, si riscaldano velocemente e hanno una cottura uniforme. Il loro problema è che odiano gli alimenti acidi e che non si possono utilizzare sui fornelli a induzione. Le pentole di alluminio vanno, inoltre, sempre lavate a mano. Tutti questi materiali, oggi, sono facilmente reperibili, mentre nel passato i nostri avi avevano poca scelta: usavano il ferro o la terracotta. Ecco perché con l’avvento della tecnologia e con i nuovi materiali a disposizione, sono cambiate anche le nostre abitudini alimentari: i nuovi materiali ci permettono di cucinare cose nuove e in modi differenti dal passato. Ma questo è un altro articolo… Ricordiamo sempre che ogni scelta deve essere fatta tenendo conto di tutte le altre.

 

Paola Poggiani (@polemicaincucina su IG)

Redatto da: Ilaria Canevara ( https://it.linkedin.com/in/ilaria-canevara-930460132 )

Pentole delle mie Brame

Tanto tempo fa, ricordo che mi accinsi a preparare il mio primo risotto. All’epoca eravamo in quattro in famiglia, e avevo tutto pronto: brodo, riso, cipolla, zafferano, olio, burro, sale, formaggio… tutti gli ingredienti giusti.

Presi la pentola, cucinai il risotto, ma il risultato… che dire? Fu un disastro! Era immangiabile. E perché? Ovviamente ero un’inesperta (ricordiamo che quello era il mio primo risotto); forse non conoscevo le tecniche giuste… E una di quelle, forse la prima e la più semplice, è che non avevo usato la pentola giusta! Fu quello il mio primo errore, perché la pentola per un risotto fa la differenza. Ma la scelta di una pentola fa la differenza anche per tutti gli altri piatti!

Anche una semplice cottura di pasta sarà diversa se non utilizziamo la pentola giusta.

 

Si può dire che ogni cibo brama la sua pentola!

In cucina si parla sempre di tecniche: “sei bravo, conosci le tecniche di cucina!” sentiamo dire agli chef, a volte, nelle trasmissioni di cooking show. Le tecniche non sono altro che delle regole, delle leggi base che se non vengono seguite alla lettera, compromettono la riuscita dei piatti.

Una delle tecniche più semplici è la scelta delle pentole giuste.

 

Per i primi piatti, per esempio – come i risotti o la pasta – è importante scegliere, quindi, la pentola giusta per una cottura ottimale.

Per esempio, parliamo di risotti. Per decidere che pentola usare bisogna tener conto di quanto riso si vuole cucinare, e scegliere una pentola di conseguenza. Ovviamente, alla base, deve essere una pentola che deve avere i bordi alti. Si possono scegliere anche delle padelle (basta che abbiano i bordi alti).

Questo perché il riso deve, prima di tutto, avere una cottura uniforme: quindi se la pentola è troppo piccola, ciò non avverrà; se poi ha i bordi bassi, si corre il rischio di farlo strabordare nel corso della cottura. Facciamo un esempio pratico: per quattro persone, durante la mia prima volta, io avrei dovuto usare un tegame di almeno 25cm di diametro, con i bordi alti almeno 8cm. Questo mi avrebbe permesso di cuocerlo in modo uniforme e di mantecarlo nel modo dovuto, senza sporcare il resto della cucina. Col tempo ho imparato, e adesso riesco a cucinare dei risotti davvero sublimi, come il mio risotto che trovate sul mio profilo Instagram, @polemicaincucina

https://www.instagram.com/p/B7G3tpwoC2E/?utm_source=ig_web_copy_link

 

Lo stesso discorso, allora, varrà anche per la pasta. Le regole si possono trovare anche stampate sui pacchi di buona pasta. Scegliere delle pentole grandi abbastanza per farla cuocere. Normalmente la regola base è questa: per ogni 100gr di pasta ci vuole 1l di acqua, e viene da sé che le pentole devono essere grandi abbastanza da contenere l’acqua per cucinare la pasta che abbiamo deciso di fare.

 

Ovviamente, la scelta dipenderà anche da altri fattori: per esempio, il numero di persone da “sfamare” all’interno della casa. Bisogna, comunque, sempre tenere a mente che ogni scelta deve essere fatta tenendo conto di tutte le altre. Quindi, un single o una giovane coppia, tranne se hanno l’abitudine di cucinare per tante persone in occasioni frequenti, non avranno bisogno di acquistare pentole enormi per la cottura dei primi piatti. Questo investimento è sempre buono farlo, quando con il tempo, in casa, vivranno più persone. Comunque, ricordiamoci sempre di una cosa importante: il cibo brama le pentole che dobbiamo usare.

 

E quando si tratta di piatti diversi dai primi piatti? Questo è un altro articolo…

 

Paola Poggiani (@polemicaincucina su IG)

Redatto da: Ilaria Canevara ( https://it.linkedin.com/in/ilaria-canevara-930460132 )

 

 

 

La cucina a pressione cosa ci serve

Recitava Massimo Boldi: “Son contrario alla pentola a pressione, non si vede la cottura!

Io, invece, non sono per niente contraria, anzi! Apprezzo tantissimo questo meraviglioso strumento.

Posso dire che è stata la mia prima vera alleata in cucina.

 

La pentola a pressione ha origini molto antiche: il suo primo prototipo risale al 1864, quando Denis Papin presentò un brevetto chiamato “Digesteur”, che però non ebbe successo.

Nel 1927 una ditta tedesca – la SILIT – iniziò a commercializzare il modello di Papin, ma fu solo dopo la seconda guerra mondiale che questo strumento iniziò a conoscere una diffusione nelle case. Aumentarono così i brevetti di nuovi modelli, che venivano perfezionati di volta in volta. E’ proprio da uno di questi brevetti che nasce la pentola a pressione che conosciamo tutt’ora.

 

Come ho già accennato, io la adoro, e consiglio a tutti di averne almeno una in casa. Infatti mi ricordo, degli amici, quando vennero a sapere del mio fidanzamento, sapendo del mio amore per la pentola a pressione (perché ne parlavo molto spesso, lodandola tantissimo) mi regalarono più di una pentola a pressione: me ne ritrovai almeno 3. Ero molto contenta, sì, ma forse 3 erano un po’ troppe anche per me!

Non bisogna aver timore di questo tipo di cottura. Anzi, bisogna apprezzarla perché è un aiuto pratico, veloce e rispetta l’alimento – qualsiasi alimento venga utilizzato.

 

Andiamo quindi ad elencare un po’ tutte le lodi di questo tipo di pentola.

Si risparmia un sacco di tempo: pensate che per cuocere un legume si impiega il 50% di tempo in meno rispetto a un altro tipo di pentola.

Si consuma molta meno energia o gas: se ci vuole il 50% di tempo in meno per cucinare un legume, di conseguenza si utilizza anche il 50% di energia in meno.

Si cuoce a fuoco basso: la pentola a pressione non scoppia (per questo consiglio di leggere sempre le istruzioni, prima di utilizzarla: regole semplici ma che non vanno mai sottovalutate).

La pentola a pressione, inoltre, ci aiuta a preservare gli elementi nutritivi degli alimenti: quindi le vitamine e i sali minerali non vengono dispersi con la fuoriuscita dei vapori durante la cottura.

 

A malincuore, però, non posso tralasciare i piccoli svantaggi (che ritengo però, superabili): il costo di acquisto è superiore a quello di una pentola tradizionale; Massimo Boldi poi aveva ragione, perché non si può controllare la cottura; non è adatta per ottenere dei gusti corposi (come per esempio gli arrosti) perché la pentola non rosola ma stufa. Richiede, poi, una manutenzione periodica: la guarnizione e la valvola vanno tenute in buono stato (e soprattutto, non vanno perse, come è capitato a me). Questo sia per la sicurezza che per la qualità della cottura, e per la preservazione della pentola stessa, dato il suo costo.

 

Quando ebbi la mia prima cucina, iniziai anche una raccolta personale di ricette per l’uso della pentola a pressione. Queste ricette mi furono di grande aiuto per variare nell’utilizzo di questa pentola. Tutt’ora molte ricette le ripropongo continuo ad utilizzarle: come per esempio la mia ricetta più recente sul mio blog @polemicaincucina, che si chiama “Hummus di zucca.”

https://www.instagram.com/p/CUxEqdeIc9D/?utm_source=ig_web_copy_link

Per questo, consiglio anche a voi, una volta acquistata la pentola a pressione (che esiste anche per i piani a induzione) di acquistare un ricettario apposito o cercare su internet delle ricette per andare oltre la solita stufatura!

 

Ma perché ci sono tante pentole? A che servono? Questo è un altro articolo…

 

Paola Poggiani (@polemicaincucina su IG)

Redatto da: Ilaria Canevara

Spazio alle pentole

Vi svelo il mio sogno (in parte realizzato): avere una cucina tanto grande, ma tanto grande da poter avere tanto posto capace di contenere tutti i miei strumenti da cucina, tra cui le mie adorate pentole. Sono sicura che condivido questo sogni con molti altri amanti della cucina come lo sono io.

Mi capita spesso, infatti, che quando vado a fare shopping in quei grandi magazzini, con mio marito, lui si dirige al reparto di piatti e bicchieri – perché è attratto dai colori e dalle forme – ma io, dove mi ritrovo? Verso le mie beneamate pentole. E quante ce ne sono! Abbiamo l’imbarazzo della scelta: di tutte le forme e materiali, per ogni tipo di cottura (che sia su gas, a induzione, in forni di ogni tipo o in microonde).

 

Ma essendo esse indispensabili, questo problema si presenta un po’ a tutti: dove le mettiamo? Bisogna tener conto dello spazio. Anche se molte pentole possono sembrare indispensabili, c’è una scelta da compiere, e il primo fatto in gioco è lo spazio che abbiamo in cucina (e in casa, in generale).

 

Per chi cucina – soprattutto a livello professionale – c’è il famoso consiglio di “prepararsi la linea”, che in poche parole significa organizzare tutte le materie prime che si vogliono cucinare in anticipo, in modo da essere spediti nella preparazione. Ciò include anche le pentole.

E quindi, in una cucina (che sia essa piccola o grande), tenere le pentole bene organizzate non può che aiutare chi vuole cucinare.

 

E’ per questo che la scelta delle pentole indispensabili, di base è necessaria. Non bisogna farsi prendere dall’entusiasmo.

Qualche articolo fa ho detto che ogni scelta deve essere fatta tenendo conto di tutte le altre, e ciò vale anche per il pentolame.

 

Se la prima cosa da considerare è lo spazio, i nuovi tipi di design degli ultimi decenni stanno venendo incontro alle esigenze di chi purtroppo ne ha poco: per esempio, pensiamo alle famose pentole che si possono impilare una dentro l’altra, senza manici e che possono essere utilizzate sia sui fornelli sia in forno (i manici di queste pentole sono staccabili). Questo sarebbe un ottimo investimento per chi ha problemi di spazio o per chi non vuole tante pentole diverse tra loro.

 

Un secondo fattore importante è la qualità: meglio poche pentole ma buone. Le pentole sono un investimento, quindi i materiali di cui sono fatte sono importanti, non solo per le cotture ma anche per la salute. Quelli che mi sento di consigliare personalmente sono l’acciaio di ultima generazione (perché funziona bene sia sui fornelli a gas sia su quelli a induzione) e la ghisa (che ha le stesse qualità dell’acciaio, e può essere messa anche in forno). Io personalmente li adoro, perché possono essere servite direttamente a tavola. (Questa è una ricetta creata da me utilizzando queste pentole:

https://www.instagram.com/reel/CV3WqCclg5d/?utm_source=ig_web_copy_link   )

 

Un terzo ed ultimo fattore da considerare sono i tipi di metodi di cottura che intendiamo utilizzare. Quindi, se usiamo un particolare metodo di cottura, dovremmo concentrarci ad acquistare delle pentole che siano specifiche per quel metodo di cottura, sempre tenendo a mente i primi due fattori.

 

Tutto questo, ovviamente, lo dico grazie alla mia personale esperienza di casalinga che dopo svariati errori (a causa della poca esperienza) è arrivata a queste conclusioni. Spero che questo ragionamento possa essere utile anche ad altri.

 

Esiste poi una pentola che io considero indispensabile. Ma questo è un altro articolo…

 

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Redatto da: Ilaria Canevara ( https://it.linkedin.com/in/ilaria-canevara-930460132 )

 

I consumi della cucina moderna

Non so voi, ma personalmente, quando mi arrivano le bollette – soprattutto quelle di luce e gas – aprirle è sempre un momento “emozionante”: non sai mai quello che ti aspetta. Quanto più stai attento, tanto più sembri rimanere sorpreso e deluso, e questo mi capita quasi sempre.

Tante cose in casa portano consumi, e la cucina è una di queste. Una persona, quindi, a queste cose deve pensare, soprattutto quando si tratta di un acquisto tecnologico o indispensabile.

 

Riguardo a questo aspetto, quando comprai la mia prima cucina, fui lungimirante, e feci delle scelte che erano le più adatte alle mie esigenze di quel tempo. Posso dire, però, che dopo tanti anni, quelle esigenze sono cambiate, e ho fatto scelte più opportune alla mia famiglia.

Di quale scelta sto parlando? Ma è ovvio: i fornelli!

 

In passato, le cucine, ovviamente, erano alimentate o a legna o a carbone. Oltre alla fatica che questo tipo di alimentazione comportava, la cottura di un alimento non era certo quella che conosciamo adesso. In più, soprattutto con il carbone, si inquinava e si arrecavano danni alla salute delle persone.

Con la scoperta del gas ottenuto dalla distillazione del carbonfossile e la sua introduzione nel mondo delle cucine, nascono le cucine a gas. Ciò migliora sia la praticità all’interno delle cucine, sia la qualità delle cotture.

Ai nostri giorni, però, abbiamo anche un vantaggio in più: la tecnologia ci ha fornito la cucina a induzione, che sta acquistando una certa notorietà, superando quella della cucina a gas, che comunque è ancora presente nella maggior parte delle case degli italiani.

 

Quali sono, quindi, i vantaggi (e gli svantaggi) di una cucina a induzione? E perché sceglierla comunque, o prenderla in considerazione?

 

La cucina a induzione è quella che sta andando maggiormente negli ultimi tempi, non solo per l’aspetto estetico ma anche per la sicurezza, per la maggiore pulizia, per la mancanza di fiamma e di perdite di gas, perché è più difficile scottarsi, essendo il piano freddo intorno all’area di cottura. Questa cucina, inoltre, inquina molto meno del gas, riducendo le emissioni di CO2, e aiutando così a salvare il nostro pianeta.

Per chi ama cucinare, inoltre, il calore sprigionato durante la cottura è omogeneo sugli alimenti, riscaldandoli più rapidamente.

 

Ovviamente, ci sono anche degli aspetti che possono risultare negativi: essendo la cucina a induzione uno strumento elettrico, bisogna aumentare la potenza elettrica del proprio contratto di luce. Questo potrebbe comportare dei costi aggiuntivi. Per questo bisogna pensarci prima.

Non solo! Bisogna anche pensare al tipo di tariffa elettrica che abbiamo con il nostro operatore. Ovviamente, questo discorso è positivo per chi già, eventualmente, possiede un impianto fotovoltaico (ottima scelta per l’ambiente).

 

Un’altra considerazione da fare è il tempo effettivo che passiamo in cucina a cucinare. Questo perché la cucina a induzione necessita di pentole apposite, per la cottura degli alimenti: non si possono utilizzare strumenti in vetro, in ceramica, in rame o in terracotta. Quindi, bisogna decidere se vale la pena rifarsi completamente il “corredo”. Le pentole sono necessarie (ma questo è un altro articolo!).

 

Tornando a noi!

Cosa scegliere? Rimanere con una cucina a gas, conosciuta ormai da tutti, o passare alla cucina a induzione?

Nonostante gli “svantaggi”, la cucina a induzione rimane comunque una scelta a cui rivolgere, se non la nostra completa attenzione, almeno un piccolo pensierino, ricordando tutti i suoi numerosi vantaggi.

Il tutto, ovviamente, dipende da quelle che sono le nostre esigenze e le nostre possibilità.

 

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Redatto da: Ilaria Canevara ( https://it.linkedin.com/in/ilaria-canevara-930460132

Il focolaio come è cambiato

Il focolaio domestico, la cucina, il luogo dove ognuno di noi ha i suoi ricordi. Uno chef stellato ha detto: “La cucina è stata la nostra ancora ferma nella tempesta. Sì, per me lo è stata, lo è e lo sarà. E penso possa esserlo per ognuno di noi, sia che sappiamo cucinare o meno.E’ il luogo dove abbiamo la possibilità di esprimere la nostra personalità, la nostra creatività e il rispetto e l’amore verso il cibo e le persone che amiamo.Ma una volta, tanto tempo fa, i focolai domestici erano tutti un po’ simili; con l’avvento della tecnologia, le cose sono cambiate in meglio, tanto che scegliere una cucina adatta alle esigenze personali può diventare talvolta un’impresa. E dato che è un investimento non indifferente, sia per un single sia per una famiglia (qualsiasi tipo di famiglia essa sia), la scelta è fondamentale. Per la mia modesta esperienza, la scelta di una cucina fa la differenza, per tanti motivi. E con il senno di poi, ritornerei indietro per poter fare scelte molto più utili, convenienti e pratiche. Un consiglio su questo argomento, allora, non può che essere utile.E

quindi? Come si sceglie una cucina?

Beh, i fattori da considerare sono due: cosa dovrò fare di questa cucina? Dovrò cucinarci o sarà solo un luogo di passaggio fugace? Quanto spazio sarà dedicato a questa stanza, all’interno di un’abitazione?

 

Mi ricordo che la mia prima cucina, tanto tempo fa, appena mi sposai, aveva semplicemente quattro fuochi su un piano da 60cm: una cucina classica, con misure standard. Era incorporata all’interno di una cucina componibile, come esistono tutt’ora.

Mi resi conto, però, che pur essendo bella e del colore che volevo, mi sono ritrovata quattro fuochi così vicini l’uno all’altro che le grandi pentole che mia madre mi aveva donato nel corredo, erano più grandi della cucina stessa; tanto che alla fine mi ero ridotta ad utilizzare sempre le stesse pentole. Addirittura, fui costretta a comprarne altre, più adatte, e ad abbandonare quelle che già avevo.

Capì con il tempo che la scelta era stata affrettata, ma ormai dovevo arrangiarmi: non potevo certo rifare la cucina daccapo.

Se per caso, quindi, dovete scegliere la vostra prima cucina, o cambiare i fuochi che già avete prendetevi del tempo: diciamo che “ogni scelta deve essere fatta tenendo conto di tutte le altre”, sia quelle già fatte in precedenza, che quelle che verranno dopo.

Per non parlare poi dei costi che una cucina comporta: non solo l’acquisto ma anche i consumi. Ma questo è un altro articolo…

Paola Poggiani (@polemicaincucina ) https://www.instagram.com/reel/CXZIWV0lpsz/?utm_source=ig_web_copy_link

Redatto da: Ilaria Canevara ( https://it.linkedin.com/in/ilaria-canevara-930460132 )

Intervista a Paola Poggiani

  • Come e quando é nato il tuo interesse per la cucina? E lo spazio di Instagram?

Il mio interesse verso la cucina ha quasi la mia età: risale a quando ero bambina. Ricordo che mi piaceva sfogliare l’enciclopedia sulla cucina che possedeva mia madre; non mi tiravo mai indietro quando si doveva cucinare, infatti ho iniziato a mettere le mani in pasta già quando ero una ragazzina.

La mia pagina di Instagram, invece, è nata come un diario virtuale: ho iniziato inserendo ciò che so fare da sempre, e poi ho continuato integrando anche le evoluzioni sulla mia conoscenza tecnica e sulle scoperte di nuove culture culinarie

 

  • Cosa significa oggi per te cucinare e raccontare le ricette sul tuo blog?

Cucinare per me è un modo di trasmettere le mie emozioni e la mia curiosità. Soprattutto riesco a trasmettere il mio amore per il cibo, che è sempre stato un mezzo di comunicazione, unione e di scambio.

 

  • Con che criteri scegli gli ingredienti per le ricette che proponi?

Le materie prime sono la base di un buon piatto – sia che si tratti di un piatto elaborato o di un piatto semplice. I prodotti devono essere – come dice il noto medico Dott.Berrino –  felici, quindi devono essere prodotti genuini.  Questo sarà poi alla base di un buon piatto sia per il palato che per il fisico.

 

  • Una ricetta dolce preferita per i nostri follower?

Un dolce molto semplice: la crostata di castagne.  E’ un dolce che facevo con la mia mamma, con i prodotti della campagna dei miei nonni. La potete trovare sul mio profilo di Instagram, polemicaincucina.

 

  • E di salato cosa ci consigli?

Gli gnocchi di patate, piatto che ricorda anch’esso la mia infanzia, perché la mia mamma  mi faceva sempre preparare l’impasto.

 

  • Quando è nata la passione per la cucina?

Ho sempre cucinato e amato il cibo, ma la mia passione vera e propria per la cucina è nata poi quando ho iniziato a spaziare nel mondo della cucina, imparando le tecniche. Per non parlare poi dei sapori e dei loro abbinamenti: lì mi si è davvero aperto un nuovo mondo davanti agli occhi.

 

  • Cosa pensi della educazione in cucina?

L’educazione in cucina è essenziale: non solo serve a capire ciò che si mangia, ma serve anche per la propria salute. Credo che debba essere trasmessa sin dalla tenera età, deve essere considerata una parte integrante della formazione dell’individuo. Credo che sia la famiglia che le istituzioni debbano, alla base, preoccuparsi di questo aspetto. E poi è sempre bene continuare a informarsi, mentre si cresce.

 

  • Si parla tanto di “cibo del futuro”, per te come sarà? Timori?

Personalmente, non sono preoccupata. Penso che sia compito di tutti avere una visione lungimirante su questo argomento. Il punto essenziale è che quando noi rispettiamo la natura, veniamo ripagati con ciò che essa offre, e noi dobbiamo imparare ad aprire i nostri orizzonti su questo argomento, e almeno provare uno di tutto, una volta nella vita.

 

  • Come mai hai deciso di creare un blog sugli attrezzi di cucina?

Tutti coloro che amano cucinare, sanno che le attrezzature in cucina sono degli strumenti importanti per la realizzazione di buoni piatti, sia per il palato che per la vista. Gli strumenti sono anche degli ottimi aiuti per iniziare ad affacciarsi su nuove tecniche e nuove culture, e cimentarsi in qualcosa che ci affascina. Soprattutto, l’idea del blog è quella di aiutare chiunque – quindi sia esperti che “principianti” – a navigare nel mondo degli attrezzi da cucina, e fare acquisti mirati per ciò di cui hanno bisogno, come viene spiegato poi nella mia presentazione sulla pagina di Campania Golosa!

 

  • In famiglia cosa pensano della tua passione?

Non mi scoraggiano, anzi è raro che i piatti che cucino e sperimento rimangano pieni. Sono i miei fan numero uno, sono molto curiosi e molte volte condividono con me questa passione, dandomi dei suggerimenti per arricchire e migliorare le mie ricette. A volte mi forniscono anche informazioni nuove, che magari non conoscevo!