La cucina a pressione cosa ci serve

Recitava Massimo Boldi: “Son contrario alla pentola a pressione, non si vede la cottura!

Io, invece, non sono per niente contraria, anzi! Apprezzo tantissimo questo meraviglioso strumento.

Posso dire che è stata la mia prima vera alleata in cucina.

 

La pentola a pressione ha origini molto antiche: il suo primo prototipo risale al 1864, quando Denis Papin presentò un brevetto chiamato “Digesteur”, che però non ebbe successo.

Nel 1927 una ditta tedesca – la SILIT – iniziò a commercializzare il modello di Papin, ma fu solo dopo la seconda guerra mondiale che questo strumento iniziò a conoscere una diffusione nelle case. Aumentarono così i brevetti di nuovi modelli, che venivano perfezionati di volta in volta. E’ proprio da uno di questi brevetti che nasce la pentola a pressione che conosciamo tutt’ora.

 

Come ho già accennato, io la adoro, e consiglio a tutti di averne almeno una in casa. Infatti mi ricordo, degli amici, quando vennero a sapere del mio fidanzamento, sapendo del mio amore per la pentola a pressione (perché ne parlavo molto spesso, lodandola tantissimo) mi regalarono più di una pentola a pressione: me ne ritrovai almeno 3. Ero molto contenta, sì, ma forse 3 erano un po’ troppe anche per me!

Non bisogna aver timore di questo tipo di cottura. Anzi, bisogna apprezzarla perché è un aiuto pratico, veloce e rispetta l’alimento – qualsiasi alimento venga utilizzato.

 

Andiamo quindi ad elencare un po’ tutte le lodi di questo tipo di pentola.

Si risparmia un sacco di tempo: pensate che per cuocere un legume si impiega il 50% di tempo in meno rispetto a un altro tipo di pentola.

Si consuma molta meno energia o gas: se ci vuole il 50% di tempo in meno per cucinare un legume, di conseguenza si utilizza anche il 50% di energia in meno.

Si cuoce a fuoco basso: la pentola a pressione non scoppia (per questo consiglio di leggere sempre le istruzioni, prima di utilizzarla: regole semplici ma che non vanno mai sottovalutate).

La pentola a pressione, inoltre, ci aiuta a preservare gli elementi nutritivi degli alimenti: quindi le vitamine e i sali minerali non vengono dispersi con la fuoriuscita dei vapori durante la cottura.

 

A malincuore, però, non posso tralasciare i piccoli svantaggi (che ritengo però, superabili): il costo di acquisto è superiore a quello di una pentola tradizionale; Massimo Boldi poi aveva ragione, perché non si può controllare la cottura; non è adatta per ottenere dei gusti corposi (come per esempio gli arrosti) perché la pentola non rosola ma stufa. Richiede, poi, una manutenzione periodica: la guarnizione e la valvola vanno tenute in buono stato (e soprattutto, non vanno perse, come è capitato a me). Questo sia per la sicurezza che per la qualità della cottura, e per la preservazione della pentola stessa, dato il suo costo.

 

Quando ebbi la mia prima cucina, iniziai anche una raccolta personale di ricette per l’uso della pentola a pressione. Queste ricette mi furono di grande aiuto per variare nell’utilizzo di questa pentola. Tutt’ora molte ricette le ripropongo continuo ad utilizzarle: come per esempio la mia ricetta più recente sul mio blog @polemicaincucina, che si chiama “Hummus di zucca.”

https://www.instagram.com/p/CUxEqdeIc9D/?utm_source=ig_web_copy_link

Per questo, consiglio anche a voi, una volta acquistata la pentola a pressione (che esiste anche per i piani a induzione) di acquistare un ricettario apposito o cercare su internet delle ricette per andare oltre la solita stufatura!

 

Ma perché ci sono tante pentole? A che servono? Questo è un altro articolo…

 

Paola Poggiani (@polemicaincucina su IG)

Redatto da: Ilaria Canevara

2 commenti
  1. Giovanna
    Giovanna dice:

    Proprio interessante conoscere le origini di un attrezzo indispensabile come la pentola a pressione che uso di frequente!
    Grazie!👏👏👏

    Rispondi

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